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La fine di un’avventura!

5 gennaio 2011 Lascia un commento

Ho deciso di lasciare il Centro di Formazione CRI “E.Rossi” in seguito a quanto è accaduto e sta accadendo all’interno della Croce Rossa Italiana. Pochi giorni fa un’azione esclusivamente politica, che poco ha a che fare con una corretta gestione dell’associazione ha causato l’estromissione  del nostro Presidente Regionale, democraticamente eletto da oltre 400 delegati a loro volta regolarmente eletti.

Il Centro di formazione CRI nasce dalla visione lungimirante di Dante Ferraris, che ha saputo costruire una sede dedicata alle attività di emergenza e alla formazione in un periodo di tempo in cui di protezione civile moderna poco si parlava.

In questi 15 anni di attività, abbiamo saputo interpretare bisogni, confrontarci con diverse realtà,  e sostenere molti volontari non solo CRI nell’approcciare una materia spesso nuova e sconosciuta legata alle attività di emergenza e di protezione civile.

Il centro di formazione è ovviamente solo una delle moltissimi azioni che sono state concepite e sviluppate da Ferraris in questi anni, guardando sempre avanti nell’interesse dell’associazione e del volontariato in generale.

Eliminare Ferraris dal ruolo di Presidente Regionale (non lo chiamo Commissario perché ripeto Ferraris è stato eletto e non nominato) significa indebolire stupidamente la nostra associazione, privandola di capacità, competenza e soprattutto passione difficilmente sostituibili, privando di significato il lavoro svolto in questi anni.

Rivolgendomi a tutti i volontari che hanno partecipato alle nostre iniziative esprimo un vero ringraziamento per quanto hanno dato e per quanto potranno dare in futuro. Non lascio la Croce Rossa, ma il ruolo di Direttore del Centro di Formazione.  Spero che sia l’ultima volta che un Commissario Nazionale qualunque nominato da un Governo possa nuocere alla nostra Croce Rossa.

Pubblico di seguito la lettera di commiato del Presidente Regionale Dante Paolo Ferraris pubblicata anche (per il momento) sul sito internet del Comitato Regionale CRI.

Gianluca Cravera

Commiato del Commissario Regionale
Questa è la mia lettera di commiato. Sono stati questi ultimi cinque anni, per me, veramente entusiasmanti, ho conosciuto molte persone, tanti volontari e dipendenti di questa Associazione operosi e onesti, ho altresì conosciuto persone con cui mi sono confrontato anche intensamente, ma dal cui confronto è nata stima e considerazione. Ho conosciuto persone che non avrei voluto conoscere, ma anche tante persone che avrei voluto conoscere meglio.
Insieme a questi, abbiamo dato una nuova veste alla nostra Associazione a livello regionale, abbiamo costruito insieme momenti aggregativi di discussione e di svago, con voi abbiamo rilanciato un’immagine di una associazione attenta e vicino al bisogno, insomma tanto è stato fatto ma altresì tanto si deve ancora fare.

Tutto ciò, in un momento in cui le menti eccelse scappano dal nostro paese, ove la mediocrità dell’opportunista si veste da rinnovatore o da innovatore, dove la saggezza dell’anziano deve fare posto a chi intende costruire un futuro senza riconoscere la morale della storia.
Ove l’invadenza dei partiti e della politica, con la p. minuscola entra a piè pari anche nel volontariato, ove l’immagine di se stessi vale di più del fare, ove l’aziendalizzazione del nostro volontariato è diventato lo strumento di pareggio di bilancio, ove parole come sacrificio sono sostituite da regolamenti, codici etici, ove il merito professionale dei nostri dipendenti soprattutto precari è oggetto di sfruttamento, ove la verità è quella della televisione e non dei fatti concreti, potrei continuare per ore, ma preferisco fermarmi.

Come sapete, in quanto già ampiamente ripetuto, mi sono sentito in prestito nel ricoprire un ruolo più grande del me. Ma proprio perché l’incarico finora ricoperto è stato voluto attraverso una democratica elezione, mi sono sentito onorato di tanta benevolenza e considerazione e su queste basi ho lottato per il rispetto del valore assoluto delle nostre unità territoriali e del nostro volontariato. Stranamente non mi sento affranto nel lasciare l’incarico, proprio perché chi ha deciso ciò non sono i soci che mi hanno eletto, che ancora in queste settimane mi hanno attestato stima e riconoscenza, ma è un singolo non appartenente alla nostra Associazione, investito di un incarico politico.

Mi sento fiero di aver potuto rappresentare questa magnifica regione, mi sento orgoglioso di aver percorso insieme a Voi un tratto della mia vita. Vi ringrazio per ciò che mi avete donato, amicizia, esperienza, condivisione, gioie. Vi ringrazio altresì della comprensione che avete avuto nei miei confronti sopportando i miei modi burberi e provinciali, Mi sento in debito per la spalla offerta quando ho dovuto confrontarmi con il tradimento, l’ipocrisia e l’infamia.
Non rimpiango nulla di ciò che ho fatto, ripercorrerei la stessa strada, nonostante sapessi quali dolori e dispiacere mi procurerebbe, in quanto sono convinto di essere nel giusto.

Fatto questo excursus mi viene da dire, al momento del commiato da voi, di fronte a tutte quante le trasformazioni che sta subendo la nostra associazione, di cui tanto abbiamo discusso, che sono venute meno le ragioni per cui un uomo di libero pensiero, possa continuare ad essere l’esecutore di un disegno non condiviso e talvolta contraddittorio, in cui creatività e pensiero divergente si scontrano contro interessi ad personam.

Così ritorno ad essere l’uomo libero di un tempo, per affidare da oggi il mio pensiero, il mio tempo, la mia scrittura a ciò che amo di più. Tornerò ad essere quello che sono sempre stato un volontario.
Nutro in me l’orgoglio – invece – di ricordare tutti quelli che, nel bene e nel male, hanno collaborato, insieme a me per il rafforzamento della solidarietà, in cui la persona umana è stata sempre messa al centro di ogni attenzione e passione.

Non posso che dirvi GRAZIE

Dante Paolo FERRARIS

EMERGENZA PAKISTAN SMS SOLIDALE 45509

4 settembre 2010 3 commenti

AL VIA DA SABATO 4 SETTEMBRE LA RACCOLTA FONDI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA TRAMITE SMS IN FAVORE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DALLE ALLUVIONI

Per donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana “Pro Emergenza Pakistan” da oggi, sabato 4 settembre, è possibile inviare un SMS da numeri TIM, Vodafone, Wind, 3 e da rete fissa Telecom Italia al 45509. La Croce Rossa Italiana ha attivato altre modalità per raccogliere fondi in favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni in Pakistan: 

– Dal sito www.cri.it donazione online causale “Pro emergenza Pakistan”; 

– bonifico bancario causale “Pro emergenza Pakistan” IBAN IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 

I contributi raccolti dalla CRI saranno impiegati a sostegno delle attività di assistenza alle popolazioni pakistane in stretta collaborazione con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa Pakistana. 

“A più di un mese dall’inizio delle piogge monsoniche che hanno provocato le devastanti inondazioni in Pakistan, restano drammatiche le condizioni della popolazione. Sono 18 milioni le persone colpite dalle alluvioni, di queste circa 8 milioni hanno urgente bisogno di beni di prima necessità (come acqua potabile, cibo e medicinali, ripari d’emergenza), e 4,8 milioni sono i senza tetto”, ha dichiarato il Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. “Ad oggi 80mila persone sono state raggiunte dalle unità sanitarie della Mezzaluna Rossa del Pakistan. La Croce Rossa, insieme alla Mezzaluna Rossa pakistana, ha distribuito cibo a 66.969 famiglie (circa 465mila persone) e materiale di soccorso come tende, kit igienico-sanitari, stoviglie a 28.404 famiglie (più di 195mila persone)”, ha concluso Francesco Rocca.

Progetti comuni per la Protezione Civile

22 giugno 2010 Lascia un commento

L’evoluzione dello scenario in cui opera la protezione civile italiana è noto a molti, basti pensare a come si attiva il sistema anche in territori di minuscole dimensioni.

Appare evidente che, le realtà che in questi anni hanno saputo investire nella creazione di un vero e proprio sistema sinergico in grado di coinvolgere con lo stesso impegno soggetti diversi (volontariato, enti locali, regioni, strutture nazionali….), oggi sono concretamente pronte ad affrontare le criticità con una complessità differente.

E’ giunto il tempo di iniziare a pensare in maniera più complessa rispetto al ruolo che le forze di protezione civile possono e devono avere, occorre fare sistema all’interno del sistema. Se oggi la forza di risposta è la sommatoria di tanti piccoli sforzi, occorre passare ad un modello dove le sinergie possono essere la vera risposta alle criticità.

Non è più sufficiente essere dotati di tanti piccoli serbatoi di competenze e specializzazioni, occorre definire un progetto comune in cui siano chiari i ruoli, le responsabilità e soprattutto la visione d’insieme dell’opportunità che le forze di protezione civile possono cogliere all’interno del contesto sociale e territoriale in cui operano.

Se oggi il coordinamento del volontariato di protezione civile è una delle migliori forme di organizzazione prevista, occorre fare un passo avanti, dotando lo stesso coordinamento di un’anima più forte e soprattutto di un progetto in grado di catalizzare a se altre forze/istituzioni.

Spesso la missione del coordinamento non è così chiara e condivisa, e ciò comporta una capacità ridotta rispetto alle potenzialità della struttura, si tende a lavorare su impulsi, con scarsa capacità di previsione e di visione rispetto ad esigenze latenti o emergenti.

Le curve dell’apprendimento

Spesso dopo un’emergenza, magari di elevata entità, si susseguono per lunghi e interminabili periodi delle tempeste formative o informative. Gli enti istituzionali e non fanno a gara (nel senso buono del termine) per organizzare corsi e incontri formativi specifici sul rischio che ha coinvolto il territorio.

Il motto è: “battiamo il ferro finché è caldo”, ovvero approfittiamo di un momento in cui l’attenzione delle persone coinvolte è alto per riuscire a coinvolgerne quante più possibile in un’azione di prevenzione.

Tale teoria non è affatto errata, anzi risulta essere efficace ed efficiente, tuttavia non basta, si deve trattare solamente dell’inizio di un sistema che dovrà essere continuamente alimentato e aggiornato.

L’apprendimento della popolazione verso la tutela dei rischi deve continuare per un periodo di tempo illimitato e deve essere uno degli obiettivi che il volontariato e le istituzioni dovrebbero darsi, soprattutto nei territorio più soggetti a rischi.

La vera difficoltà nel continuare ad organizzare corsi o incontri sarà proprio quella di andare a stimolare un interesse anche dopo molto tempo dal verificarsi dell’emergenza.  Come? Intanto adottando un linguaggio il più semplice possibile, comunicando la protezione civile come un qualcosa che serve e funzione tutti i giorni, che è utile a te stesso ma anche alle persone che ti stanno attorno. per incrementare il coinvolgimento può essere utile utilizzare diversi format comunicativi che vanno dalla commedia teatrale, alla lettura ad alta voce, al quiz , alla radio, insomma in funzione del target che si vuole coinvolgere occorrono utilizzare particolari linguaggi comunicativi.

Un conto è conoscere gli argomenti trattati, un conto è fare in modo che tali argomenti siano fatti propri da chi ti ascolta e, nel caso della protezione civile, questo passaggio non è affatto secondario.

Esame per formatori di protezione civile

23 maggio 2010 Lascia un commento

Giovedì 27, venerdì 28 maggio e lunedì 7 giugno alle ore 21.00 si svolgeranno gli esami per formatori in ambito di protezione civile. E’ giunto a conclusione la scorsa settimana  il primo corso per formatori, saranno 13 i prossimi canditati ammessi a sostenere l’esame.

Il corso della durata di 20 ore ha visto l’alternarsi di momenti di teoria a momenti di esercitazione e simulazione attraverso i quali i partecipanti hanno avuto modo di provare a tenere delle vere lezioni simulando di essere di fronte a ad un pubblico eterogeneo. Il corso è stato strutturato in modo tale da consentire ai potenziali formatori di preparare a casa le lezioni e di provare in un’aula alcuni “pezzi di lezioni” con lo scopo di ricevere dal tutor o dagli altri partecipanti feedback individuali finalizzati al proprio miglioramento.

Ringraziamo per la partecipazione i candidati all’esame augurando loro un successo. Il prossimo corso sarà programmato per l’autunno.

8 maggio giornata mondiale della Croce Rossa. Convegno a Torino sul tema CRI & Comunicazione

Sabato 8 maggio in occasione della giornata mondiale della Croce Rossa, il Comitato Regionale CRI del Piemonte ha organizzato un convegno dal titolo: ”La comunicazione e la Croce Rossa Piemontese tra “propaganda” e pubblicità”. Vi aspettiamo alle ore 10.00 presso la sala Dunant in via Bologna 171 a Torino.

Di seguito il programma del convegno:

ore 10:00 Introduzione dei lavori, presentazione delle attività svolte e dei relatori

Dante Paolo Ferraris – Commissario Regionale CRI PIEMONTE

Moderatore Dottor Antonino Calvano – Commissario Provinciale CRI TORINO

 

I media e le emergenze: l’immagine del volontario attraverso le pagine dei giornali

Dottoressa Antonella Mariotti – “La Stampa”

 

Il ruolo della comunicazione interna quale strumento di gestione del cambiamento

Dottor Gianluca Cravera – Newton Management Innovation – Gruppo Sole 24 ore

I nuovi mezzi di comunicazione e l’integrazione con lo sviluppo associativo del Comitato Regionale CRI Piemonte

Dottoressa Sabrina Montagna – Politecnico di Torino – Ingegneria del Cinema e dei mezzi di comunicazione

Televisione e crescita della Croce Rossa in Piemonte

Architetto Piero Manera – Federazione Radiotelevisioni – Gruppo Rete 7

La CRI del Piemonte corre sul web

Ingegnere Pier Luigi Passaro

I giovani e la comunicazione

Pioniere Marco Beltrametti

ore 12:00 Conclusione dei lavori e rinfresco

Aula Dunant

CROCE ROSSA ITALIANA – COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE – Via Bologna 171 TORINO

Il primo principio della Croce Rossa, il caso di Bergamo e la legge 194/78

29 aprile 2010 Lascia un commento

Primo principio – Umanita:  “Nata dal desiderio di portare soccorso senza discriminazione ai feriti dei campi di battaglia, la Croce Rossa, sotto l’aspetto internazionale e nazionale, si sforza di prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze degli uomini, ha lo scopo di proteggere la vita e la salute nonché di far rispettare la persona umana. Essa favorisce la comprensione reciproca, l’amicizia, la cooperazione ed una pace duratura fra tutti i popoli.”-

È proprio nel rispetto del primo principio che orienta la nostra azione quotidiana, che ci sentiamo in dovere di commentare/condannare l’ennesimo abbandono di neonato.

Ma cosa si intende per abbandono? Il concetto di abbandono, nel diritto come nella vita sociale, si struttura sul riconoscimento che vi sia da una parte una persona non in grado di badare a se stessa in modo adeguato per insufficienze fisiche, mentali o di sviluppo e, dall’altra qualcuno che omette il dovere di prendersene cura.

Come in quest’ultimo caso, l’abbandono mette a repentaglio la vita, in altri casi può comunque comprometterla  seriamente. Il codice penale italiano individua l’ipotesi dell’infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale (art. 578 c.p.) commesso dalla madre, o da chi per essa ,o contro il volere della stessa. Quest’ultima precisazione è assolutamente doverosa in quanto non sempre è colpa della madre, basti pensare ad esempio al mondo della prostituzione.

Molti abbandoni avvengono attraverso i canali ufficiali all’atto della nascita, nei primi giorni o mesi di vita per cause legate alle condizioni di estremo disagio in cui versa la famiglia e, qui si, in particolare la madre.

Ma perché si arriva a non desiderare il proprio figlio sino ad abbandonarlo o peggio sopprimerlo? In alcuni casi il tutto matura all’interno del mondo della prostituzione contro il volere della donna stessa, ma in altri casi quando una donna rimane incinta e non desidera il bambino può arrivare persino ad odiarlo per motivi più o meno giustificati: immaginate tutte le gravidanze non volute, le donne vittime di famiglie o partner violenti, i casi di stupro, lo stupro etnico.

Questo odio caratterizza tutta la gravidanza, il parto e il rapporto con il neonato che finisce nel migliore dei casi con l’abbandono ai fini dell’adozione, nel peggiore con l’abbandono e/o la soppressione.

Purtroppo a volte, il figlio non desiderato, anche se concepito in circostanze apparentemente meno drammatiche, investito di cariche affettive distruttive, viene ucciso e/o gettato in un cassonetto come un “rifiuto” (Liliana Bal Filoramo, “ I nuovi esposti” 1993).

In Italia esiste dal 1978 la legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza, confermata da consultazione referendaria del 17 maggio 1981, che consente alla donna oltre ai casi consentiti dalla legge per IVG, il diritto di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione e rimanere anonima.

È quindi nell’ottemperare al primo dei sette principi del Movimento, che ci rivolgiamo “idealmente” agli autori del gesto e a tutti coloro che intendono perpetrarne di simili e, loro chiediamo il rispetto della persona umana. NON ABBANDONATELO, non vi fidate delle garanzie fornite dalla legge, NON SOPPRIMETELO, fate in modo che possa essere ritrovato in tempo, LUI/LEI NON HANNO COLPA e a VOI NON COSTA NULLA.