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Il primo principio della Croce Rossa, il caso di Bergamo e la legge 194/78

29 aprile 2010 Lascia un commento

Primo principio – Umanita:  “Nata dal desiderio di portare soccorso senza discriminazione ai feriti dei campi di battaglia, la Croce Rossa, sotto l’aspetto internazionale e nazionale, si sforza di prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze degli uomini, ha lo scopo di proteggere la vita e la salute nonché di far rispettare la persona umana. Essa favorisce la comprensione reciproca, l’amicizia, la cooperazione ed una pace duratura fra tutti i popoli.”-

È proprio nel rispetto del primo principio che orienta la nostra azione quotidiana, che ci sentiamo in dovere di commentare/condannare l’ennesimo abbandono di neonato.

Ma cosa si intende per abbandono? Il concetto di abbandono, nel diritto come nella vita sociale, si struttura sul riconoscimento che vi sia da una parte una persona non in grado di badare a se stessa in modo adeguato per insufficienze fisiche, mentali o di sviluppo e, dall’altra qualcuno che omette il dovere di prendersene cura.

Come in quest’ultimo caso, l’abbandono mette a repentaglio la vita, in altri casi può comunque comprometterla  seriamente. Il codice penale italiano individua l’ipotesi dell’infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale (art. 578 c.p.) commesso dalla madre, o da chi per essa ,o contro il volere della stessa. Quest’ultima precisazione è assolutamente doverosa in quanto non sempre è colpa della madre, basti pensare ad esempio al mondo della prostituzione.

Molti abbandoni avvengono attraverso i canali ufficiali all’atto della nascita, nei primi giorni o mesi di vita per cause legate alle condizioni di estremo disagio in cui versa la famiglia e, qui si, in particolare la madre.

Ma perché si arriva a non desiderare il proprio figlio sino ad abbandonarlo o peggio sopprimerlo? In alcuni casi il tutto matura all’interno del mondo della prostituzione contro il volere della donna stessa, ma in altri casi quando una donna rimane incinta e non desidera il bambino può arrivare persino ad odiarlo per motivi più o meno giustificati: immaginate tutte le gravidanze non volute, le donne vittime di famiglie o partner violenti, i casi di stupro, lo stupro etnico.

Questo odio caratterizza tutta la gravidanza, il parto e il rapporto con il neonato che finisce nel migliore dei casi con l’abbandono ai fini dell’adozione, nel peggiore con l’abbandono e/o la soppressione.

Purtroppo a volte, il figlio non desiderato, anche se concepito in circostanze apparentemente meno drammatiche, investito di cariche affettive distruttive, viene ucciso e/o gettato in un cassonetto come un “rifiuto” (Liliana Bal Filoramo, “ I nuovi esposti” 1993).

In Italia esiste dal 1978 la legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza, confermata da consultazione referendaria del 17 maggio 1981, che consente alla donna oltre ai casi consentiti dalla legge per IVG, il diritto di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione e rimanere anonima.

È quindi nell’ottemperare al primo dei sette principi del Movimento, che ci rivolgiamo “idealmente” agli autori del gesto e a tutti coloro che intendono perpetrarne di simili e, loro chiediamo il rispetto della persona umana. NON ABBANDONATELO, non vi fidate delle garanzie fornite dalla legge, NON SOPPRIMETELO, fate in modo che possa essere ritrovato in tempo, LUI/LEI NON HANNO COLPA e a VOI NON COSTA NULLA.