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Posts Tagged ‘croce rossa’

8 maggio giornata mondiale della Croce Rossa. Convegno a Torino sul tema CRI & Comunicazione

Sabato 8 maggio in occasione della giornata mondiale della Croce Rossa, il Comitato Regionale CRI del Piemonte ha organizzato un convegno dal titolo: ”La comunicazione e la Croce Rossa Piemontese tra “propaganda” e pubblicità”. Vi aspettiamo alle ore 10.00 presso la sala Dunant in via Bologna 171 a Torino.

Di seguito il programma del convegno:

ore 10:00 Introduzione dei lavori, presentazione delle attività svolte e dei relatori

Dante Paolo Ferraris – Commissario Regionale CRI PIEMONTE

Moderatore Dottor Antonino Calvano – Commissario Provinciale CRI TORINO

 

I media e le emergenze: l’immagine del volontario attraverso le pagine dei giornali

Dottoressa Antonella Mariotti – “La Stampa”

 

Il ruolo della comunicazione interna quale strumento di gestione del cambiamento

Dottor Gianluca Cravera – Newton Management Innovation – Gruppo Sole 24 ore

I nuovi mezzi di comunicazione e l’integrazione con lo sviluppo associativo del Comitato Regionale CRI Piemonte

Dottoressa Sabrina Montagna – Politecnico di Torino – Ingegneria del Cinema e dei mezzi di comunicazione

Televisione e crescita della Croce Rossa in Piemonte

Architetto Piero Manera – Federazione Radiotelevisioni – Gruppo Rete 7

La CRI del Piemonte corre sul web

Ingegnere Pier Luigi Passaro

I giovani e la comunicazione

Pioniere Marco Beltrametti

ore 12:00 Conclusione dei lavori e rinfresco

Aula Dunant

CROCE ROSSA ITALIANA – COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE – Via Bologna 171 TORINO

Il primo principio della Croce Rossa, il caso di Bergamo e la legge 194/78

29 aprile 2010 Lascia un commento

Primo principio – Umanita:  “Nata dal desiderio di portare soccorso senza discriminazione ai feriti dei campi di battaglia, la Croce Rossa, sotto l’aspetto internazionale e nazionale, si sforza di prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze degli uomini, ha lo scopo di proteggere la vita e la salute nonché di far rispettare la persona umana. Essa favorisce la comprensione reciproca, l’amicizia, la cooperazione ed una pace duratura fra tutti i popoli.”-

È proprio nel rispetto del primo principio che orienta la nostra azione quotidiana, che ci sentiamo in dovere di commentare/condannare l’ennesimo abbandono di neonato.

Ma cosa si intende per abbandono? Il concetto di abbandono, nel diritto come nella vita sociale, si struttura sul riconoscimento che vi sia da una parte una persona non in grado di badare a se stessa in modo adeguato per insufficienze fisiche, mentali o di sviluppo e, dall’altra qualcuno che omette il dovere di prendersene cura.

Come in quest’ultimo caso, l’abbandono mette a repentaglio la vita, in altri casi può comunque comprometterla  seriamente. Il codice penale italiano individua l’ipotesi dell’infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale (art. 578 c.p.) commesso dalla madre, o da chi per essa ,o contro il volere della stessa. Quest’ultima precisazione è assolutamente doverosa in quanto non sempre è colpa della madre, basti pensare ad esempio al mondo della prostituzione.

Molti abbandoni avvengono attraverso i canali ufficiali all’atto della nascita, nei primi giorni o mesi di vita per cause legate alle condizioni di estremo disagio in cui versa la famiglia e, qui si, in particolare la madre.

Ma perché si arriva a non desiderare il proprio figlio sino ad abbandonarlo o peggio sopprimerlo? In alcuni casi il tutto matura all’interno del mondo della prostituzione contro il volere della donna stessa, ma in altri casi quando una donna rimane incinta e non desidera il bambino può arrivare persino ad odiarlo per motivi più o meno giustificati: immaginate tutte le gravidanze non volute, le donne vittime di famiglie o partner violenti, i casi di stupro, lo stupro etnico.

Questo odio caratterizza tutta la gravidanza, il parto e il rapporto con il neonato che finisce nel migliore dei casi con l’abbandono ai fini dell’adozione, nel peggiore con l’abbandono e/o la soppressione.

Purtroppo a volte, il figlio non desiderato, anche se concepito in circostanze apparentemente meno drammatiche, investito di cariche affettive distruttive, viene ucciso e/o gettato in un cassonetto come un “rifiuto” (Liliana Bal Filoramo, “ I nuovi esposti” 1993).

In Italia esiste dal 1978 la legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza, confermata da consultazione referendaria del 17 maggio 1981, che consente alla donna oltre ai casi consentiti dalla legge per IVG, il diritto di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione e rimanere anonima.

È quindi nell’ottemperare al primo dei sette principi del Movimento, che ci rivolgiamo “idealmente” agli autori del gesto e a tutti coloro che intendono perpetrarne di simili e, loro chiediamo il rispetto della persona umana. NON ABBANDONATELO, non vi fidate delle garanzie fornite dalla legge, NON SOPPRIMETELO, fate in modo che possa essere ritrovato in tempo, LUI/LEI NON HANNO COLPA e a VOI NON COSTA NULLA.

Ancora violenza su minori: la CRI di Valenza per Alessandro

29 marzo 2010 2 commenti

Alessandro chi ?, forse un nome in mezzo a tanti, una notizia come tante altre, ma se vi dico cocaina, violenza, Genova…., questo vi può aiutare ?.

Bravi ! avete proprio ragione stiamo parlando del piccolo Alessandro 8 mesi, ucciso pochi giorni fa in una brutta storia di droga, pochezza personale e violenza; una brutta storia ancora al vaglio della Magistratura che dovrà individuare le singole responsabilità.

Da sempre il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa si è schierato a fianco dei più deboli, di chi non c’è la fa, di chi è emarginato,  allora ci chiediamo: chi può essere più debole e indifeso di un bimbo di soli 8 mesi ?.

È stato John Bowlby (1907-1990), psichiatra inglese, a richiamare  l’attenzione sul ruolo della madre (o a qualsiasi altra figura sostitutiva) e sulla funzione particolare del legame affettivo madre/bambino ai fini dello sviluppo della competenza sociale e dell’autonomia.

In parole più comprensibili, per Bowlby, prendere in braccio il proprio piccolo che piange non si configura come un rinforzo e non è un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato”. Si tratta piuttosto della risposta più adeguata ad un segnale di disagio. Qui  mi fermo perché non è nostra intenzione “scontrarci” con il modello comportamentista.

Sicuramente Alessandro avrà pianto più volte e, forse questo è il motivo che ha scatenato tanta violenza, ma secondo voi quali altri mezzi ha un essere così piccolo per farsi sentire ?, per chiedere protezione ?, per chiedere attenzione ?.

Il diritto naturale ad essere genitori, non  esclude i doveri che questo ruolo comporta, la nostra Costituzione agli artt. 29 e 30 sancisce che i genitori hanno prima di tutto un dovere e poi un diritto. Purtroppo molte volte, accanto al nostro diritto di poter compiere un pezzo di strada insieme ad un essere unico nel suo genere, ci dimentichiamo molto spesso dei suoi diritti.

Abbiamo voluto affrontare questo argomento perché ancora una volta siamo di fronte ad un’ennesima piccola vittima innocente e, anche perché nell’anno appena trascorso ricorreva il ventennale della “ Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo “ ( New York 20 novembre 1989 ), ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, che nel suo preambolo esplicita in modo chiaro la necessità di proteggere il minore anche prima della nascita e, qui si cela parte del problema, la protezione e i diritti del fanciullo passano sempre attraverso un adulto.

In conclusione vorremmo lasciarvi una frase su cui meditare. Durante una seduta di supervisione l’argomento in oggetto ci portò a parlare di violenza sui minori e strumenti legali per contrastarla, la psicologa conduttrice del gruppo, concludendo, ci disse: “ il male che un genitore può fare al proprio figlio, nemmeno un pedofilo ci riesce”.

 Ciao Alessandro.